Ipovisione e RiabilitazioneIpovisione | Ipovisione e Riabilitazione visiva https://www.ipovisione-riabilitazione.com Ipovisione, terapie maculari e riabilitazione visiva Thu, 18 Feb 2016 16:07:29 +0000 it-IT hourly 1 Le luci e i colori per ipovedenti https://www.ipovisione-riabilitazione.com/le-luci-e-i-colori-per-ipovedenti/ https://www.ipovisione-riabilitazione.com/le-luci-e-i-colori-per-ipovedenti/#comments Fri, 07 Jun 2013 14:22:03 +0000 admin https://www.ipovisione-riabilitazione.com/?p=9938 Continue reading ]]> Questo articolo vuole fornire una serie di suggerimenti utili alle persone con limitazioni visive, illustrando come alcune condizioni esterne possano migliorare le capacità visive.
Vuole inoltre indicare alcune possibili alternative nella scelta dell’illuminazione per rispondere nel migliore dei modi alle necessità delle persone che hanno una visione ridotta.

Illuminazione

Il requisito fondamentale è quello di avere una luce sufficiente, ma non eccessiva, là dove occorre, senza riflessi e con una distribuzione corretta nelle diverse zone interessate.
E’ indispensabile la flessibilità non soltanto perché le necessità possono variar da persona a persona, ma anche perché i compiti visivi possono essere diversi.
Vi è un numero infinto di situazioni e si può affermare che i requisiti visivi per ognuna di loro sono diversi.
Vi è un numero infiniti di situazioni e si può affermare che i requisiti visivi per ognuna di loro sono diversi, ma generalmente si parla di due tipi di necessità: lavoro da vicino e dettaglio (leggere, cucinare…) e visione da lontano (spostamenti, cinema, TV, autobus, numeri civici…).

E’ importante garantire una corretta illuminazione per i lavori che coinvolgono la visione al punto prossimo: l’ideale è disporre di una buona locale insieme con una più diffusa, per creare un ambiente uniforme di illuminazione generale.
Una buona fonte di luce sopra il piano di lavoro o vicino al lavoro da svolgere è altrettanto importante dell’illuminazione da una stanza all’altra o da un punto all’altro di una medesima stanza. Per esempio, non bisogna leggere un libro o guardare la TV mentre il resto della stanza rimane al buio. Allo stesso modo, dopo aver svolto un lavoro da vicino con una luce brillante molto focalizzata, può risultare difficoltoso tentare di muoversi entro un’area limitata per il fatto che gli occhi possono essersi adattati a un livello di illuminazione elevato e quindi necessitano di un certo tempo per abituarsi a un altro livello di illuminazione più basso.
In casa è importante non utilizzare soltanto la luce dal soffitto per illuminare, i dettagli, inoltre è più efficace ed economico tenere la luce molto più vicino al lavoro. Occorre tenere presente che una lampada tenuta alla distanza di 60 cm dal libro può aumentare di 4 volte la quantità di luce sulla pagina rispetto all’illuminazione prodotta da un lampadario a soffitto posto a 120 cm. Una buona alternativa è quella di creare un’illuminazione locale con lampade da tavolo e una più generale con lampade a soffitto o a parete.
Occorre anche tenere presente gli effetti che l’illuminazione naturale del giorno produce sul soggetto perché essi influiranno sia sulla luce ricevuta all’interno di una stanza, come vedremo in seguito, sia sugli spostamenti all’estero.
Riguardo alle necessità sulla visione da lontano si devono prendere i considerazione una serie di fattori che sono:

Qual’è effetto dell’abbagliamento sul paziente

E’ noto a tutti che esistono determinate condizioni oculari, come la cataratta, l’albinismo, in presenza delle quali aumenta considerevolmente la fotofobia. Mentre al contrario, per i soggetti con problemi maculari secondo gli studi svolti da Slogan et al (1973) e da Silvar(1976), risulta più vantaggioso lavorare con livelli di illuminazione elevati, di circa 1000 IUD.
E’ importante conoscere la tecniche utilizzate dal soggetto per contrastare l’eccesso di luce naturale, come per esempio l’abitudine di camminare sul lato della strada che rimane in ombra.
Quali sono i possibili problemi quando si verificano variazioni rapide dell’illuminazione e se esistono problemi con il contrasto del contorno.
Può essere utile conoscere il comportamento dell’individuo durante le ore serali quando l’illuminazione è minore.
Gli espedienti ai quali ciascun individuo può ricorrere sono molti. Alcuni preferiranno proteggersi indossando un cappello o un berretto con visiera oppure potranno seguire il consiglio di utilizzare filtri speciali sugli occhiali.
A volte è preferibile ricorrere a questa alternativa piuttosto che usare occhiali da sole poiché l’effetto dei filtri solari è quello di diminuire l’illuminazione e il contrasto.
Tuttavia in ambienti o Paesi del mondo dove il riflesso solare è molto forte, come nel nostro, anche gli occhiali da sole possono essere utili purché la lenti abbiano una protezione dalle radiazioni UV.
Solitamente sono ben tollerati gli occhiali da sole che permettono il passaggio da una quantità di luce compresa tra il 20% e il 30%, ovvero la maggioranza delle lenti fotocromatiche. I filtri molto scuri che permettono soltanto il passaggio del 10% di luce, si utilizzano esclusivamente nei luoghi dove la radiazione è molto elevata, come la spiaggia o la neve.
Tuttavia non dobbiamo dimenticare che la soluzione più opportuna può essere in alcuni casi l’adattamento di lenti degradanti.

Arredamento e luce diurna

La luce diurna è una fonte importante d luce che normalmente non viene sfruttata nel modo migliore. Per poterla sfruttare al meglio occorre adottare una serie di accorgimenti per esempio, bisogna scegliere un tendaggio chiaro che non impedisca il passaggio della luce e mantenere i vetri delle finestre trasparenti e puliti.
Un ulteriore accorgimento può essere quello di disporre i mobili in modo che anch’essi non impediscano il passaggio della luce proveniente dalle finestre, ma sempre cercando di evitare in ogni modo i riflessi della zone o sulla superficie dove abitualmente si lavora. Un possibile metodo è quello di far arrivare la luce da dietro le spalle.
E’ opportuno collocare le lampade da tavolo o da terra tenendo presente i consigli già dati in precedenza rispetto alla posizione dei mobili. Se le lampade sono fisse (a soffitto o a parete) sarà magari opportuno pensare ad una posizione alternativa che consenta una certa mobilità, prevedendo il momento in cui le giornate si accorceranno e la quantità di luce diurna usufruibile sarà minima.
Si dovrà inoltre tener presente che una lampada, collocata sopra il televisore, provoca un riflesso diretto agli occhi così come una diminuzione di contrasto e della visibilità dello schermo.
Il livello generale d’illuminazione della stanza non dipende soltanto dalle lampade disponibili ma anche dal colore dei mobili, del soffitto, del pavimento e delle pareti.
I nostri occhi ricevono la luce che viene riflessa dal soffitto, dalle pareti e dagli oggetti della stanza. Di conseguenza i colori utilizzati contribuiscono alla quantità di luce disponibile. In un ambiente di colore scuro molte radiazioni luminose verranno eliminate.
In generale è preferibile che per l’imbiancatura delle pareti e dal soffitto vengano utilizzati colori chiari. In questo modo all’interno delle stampe verrà riflessa una quantità di luce maggiore e aumenterà il contrasto con i mobili e le altre suppellettili.
Colori come grigio chiaro, crema, giallo tenue e bianco sono altamente riflettenti e arrivano a riflettere fino al 75% della luce che incide su superfici di tale colore. Questa luce riflessa va ad incidere sulle altre superfici della stessa stanza.
Va comunque tenuto presente che una stanza interamente dipinta di bianco presenterà un alto livello riflettente rispetto alle sue superfici, il che potrà risultare pregiudiziale per alcuni deficit visivi provocando fastidiosi riflessi.
Tuttavia potremo facilitare ulteriormente l’orientamento di una persona con bassa visione, se invece di utilizzare lo stesso colore per imbiancare pareti e soffitto consiglieremo di adottare un espediente come quello di applicare un fregio o una greca nella parte superiore della parete a livello del soffitto, che faciliterà la percezione della forma e della grandezza della stanza.
Le porte e i relativi stipiti e serrature, gli interruttori, le perse elettriche, eccetera, possono essere di colori particolarmente evidenti o contrastanti con lo sfondo. Per esempio per individuare più facilmente in una parte dipinta di color crema la presenza di una porta, è sufficiente che essa sia di colore più scuro. Se poi verniceremo la parte anteriore della porta stessa di colore diverso, sapremo se è chiusa o aperta.
Per facilitare la mobilità di queste persone in luoghi chiusi, si può ricorrere ad un tipo di orientamento uditivo oltre che visivo. Il tic-tac di un orologio può essere un aiuto molto efficace.

Luce elettrica

La prima cosa che occorre sapere è che l’intensità della luce elettrica che si utilizza in casa o sul posto di lavoro non è mai nociva per gli occhi e neppure una maggiore quantità della stessa può risultare dannosa. Molte persone rifiutano senza motivo di leggere caratteri di piccole dimensioni temendo di danneggiare o compromettere i propri occhi in quanto per poterle vedere dovrebbero ricorrere ad una illuminazione eccessiva.
Un’illuminazione insufficiente può rendere difficile la letture e provocare inoltre una serie di riflessi indesiderati. Tuttavia i fastidi che si potranno manifestare saranno per lo più dolori di testa e una sensazione di indolenzimento oculare di tipo transitorio, entrambi riconducibili a dolori di origine muscolare. Le cause più frequenti delle difficoltà nella visione da vicino sono:
Livelli insufficienti di illuminazione;
Ombre prodotte da una collocazione errata delle lampade;
Riflessi prodotti da lampadine o schermi inadeguati;
Lenti per occhiali errate o semplicemente sporche.
La quantità di illuminazione necessaria varia su base individuale. Tuttavia, alla maggior parte delle persone di una certa età e con problemi di bassa visione occorrono livelli relativamente alti, senza dimenticare però che esistono alcuni casi nei quali risulta più vantaggioso lavorare con una minore quantità di luce.
Si può iniziare, come prova, con una luce focale da 100 watt, per esempio, quella di una lampada a braccio estensibile. Questo tipo di lampada offre il vantaggio di poter essere collocata in modo da illuminare il lavoro senza produrre abbagliamento e garantendo un livello elevato di illuminazione quando è necessario.
Se per ottenere una luce sufficiente sarà necessario aumentare la potenza della lampadina, si potrà pensare di utilizzare una lampadina della stessa potenza ma del tipo con rivestimento argentato, che darà una luce più intensa e permetterà di allontanare la lampada, evitando così che l’interessato possa urtarla e allo stesso tempo che debba sopportare il calore emesso dalle lampadine ad incandescenza.
Il principale svantaggio della lampada da lettura è che essa illumina soltanto una zona precisa e lascia il resto della stanza nell’oscurità, pertanto sarà sempre necessaria un’addizionale fonte di illuminazione.

Tipi di lampadine

Possiamo affermare che attualmente disponiamo di fonti di illuminazioni diverse: lampadine a incandescenza, a gas, a fluorescenza e luci laser.
Nelle lampadine a incandescenza il passaggio della corrente elettrica si verifica attraverso un filamento conduttore. La luce viene emessa perché il filamento stesso rappresenta una determinata resistenza elettrica.
Le comuni lampadine con filamento a incandescenza sono disponibili in una vasta gamma di potenze e si possono incontrare in ogni tipo di edificio.
Tipi di lampadine:
comuni lampadine a bulbo trasparenti o con vetro smerigliato;
lampadine riflettenti caratterizzate da una parte metallizzata;
lampadine a luce concentrata, diffusa o a protezione, dotate di un filamento rigido posto in modo tale da permettere di determinare l’intensità e l’ampiezza del fascio luminoso;
lampadine a infrarossi, nelle quali il filamento raggiunge una temperatura elevata. Si utilizzano a scopi terapeutici e industriali;
lampadine alogene, che utilizzano al loro interno gas di iodio.
Le lampadine a bulbo trasparente sono quelle che danno la maggior quantità di luce, ma possono essere fonte di riflessi se utilizzate in modo improprio.
Le lampadine riflettenti sono molto efficaci nella luce diretta, ma possono trasformarsi in una fonte di riflessi se non sono allineate in modo adeguato. Alcune lampade dell’ultima generazione a basso voltaggio sono molto sicure dal punto di vista elettrico, ma i loro bulbi raggiungono temperature molto elevate.
I bulbi di cristallo opaco, emettono ombre soffuse, con una minima perdita di luce.
Uno dei principali svantaggi delle lampadine a filamento di tungsteno è la potenza generata vicino alla testa del soggetto anche con bulbi da pochi watt: questo le rende poco gradite in quanto sviluppano calore.
Le lampadine che diffondono luce per mezzo di un gas sono caratterizzate dal fatto che la luce viene prodotta da una scarica elettrica in un mezzo gassoso.
La principali sono:
lampade a vapore di mercurio: quelle ad alta pressione si utilizzano generalmente per l’illuminazione pubblica;
lampade a vapore di sodio. Sono costituite da un tubo ad “U” protetto da un’ampolla. Quelle a bassa pressione si utilizzano quando serve produrre contrasti. Con quelle ad alta pressione si ottiene una buona resa del colore.
Le lampade fluorescenti garantiscono una notevole efficacia e una buona resa dei colori. Va tenuto presente che la quantità di luce emessa dipende dal deterioramento graduale della polvere fluorescente che le compone e dalla temperatura. Le lampadine fluorescenti sono più convenienti per il fatto che possono durare fino a 8 volte di più ed emettono una quantità di luce all’incirca 5 volte maggiore rispetto a quelle a filamento dello stesso voltaggio.
Come alternativa alle normali lampadine a bulbo esistono alcune lampadine di tipo freddo a bassa potenza, disponibili in fluorescenza. Normalmente per installare una lampadine fluorescente occorre un equipaggiamento più costoso rispetto a quella utilizzata per le normali lampadine a tungsteno. Il vantaggio principale è il fatto che in proporzione generano una luce più intensa e una più estesa area illuminata. Consentono di stare seduti più vicini alla lampada, di poterla toccare e quindi regolare anche dopo molte ore di utilizzo.

Raccomandazioni di utilizzo nelle diverse stanze di un’abitazione

Abbiamo visto precedentemente alcuni suggerimenti di carattere generale per aumentare il contrasto all’interno di un’abitazione. Ora vediamo alcune specifiche soluzioni per ognuna della stanze della casa.

Sala da pranzo

Per orientarsi meglio nella stanza o per riuscire ad individuare meglio i mobili, le porte, ecc., può essere utile il contrasto, come abbiamo già avuto modo di osservare.
Sulla tavola apparecchiata, per creare un contrasto tra tovaglia e stoviglie, si possono utilizzare colori diversi oppure si può giocare con le tonalità dei tessuti della tovaglia o utilizzare tovagliati individuali.

Cucina

Un lampadario a soffitto con luce fluorescente potrà fornire un’illuminazione generale, mentre piccole luci fluorescente poste sotto i pensili garantiranno un’illuminazione più concentrata sulle diverse superfici, anche se va tenuto presente che per i soggetti che non hanno limitazioni visive la collocazione di queste luci non sarà la stessa.
Avere un’area scura e una di colore più chiaro permette un maggiore contrasto che faciliterà il lavoro da svolgere sulla superficie illuminata.
Una persiana alla finestra, quando c’è, sarà utile per ridurre i riflessi della luce solare.
Possiamo anche pensare ai piccoli oggetti di uso comune in cucina. Una buon soluzione per non confondere i contenitori di sale, zucchero, farina, ecc., è quello di utilizzare forme, grandezze e colori diversi.
I taglieri possono essere di colore chiaro da un lato, più scuro dall’altro in modo da poter utilizzare l’uno o l’altro a seconda dell’alimento che deve essere tagliato. E’ preferibile che i recipienti di cristallo siano colorati piuttosto che trasparenti.

Bagno

Per orientarsi meglio nel bagno una possibilità è quella di installare sanitari colorati.
Per aumentare il contrasto può essere utile che la parete di fronte allo specchio sia scura oppure, in alternativa, si potrà appendere un asciugamano di colore scuro.
Un’altra possibilità è quella di collocare sopra lo specchio una stufetta a resistenza elettrica che permetterà di eliminare sempre tutto il vapore e quindi consentirà una migliore visibilità. Uno specchio a lente con braccio estendibile collocato a lato dello specchio prinipale permetterà di recarsi o di struccarsi più agevolmente.

Ingresso o anticamera

Molti sono i modi per illuminare la porta d’ingresso, ma essenzialmente l luce deve illuminare la serratura e lo stipite per poterli localizzare più facilmente.
Gli eventuali scalini o gli eventuali cambiamenti di livello devono essere ben illuminati e, se possibile, dipinti di bianco.
Se nella casa vi sono scale per accedere ai piani superiori oppure cambi di livello nella stessa stanza, sarà opportuno che nel caso fossero rivestiti di moquette o coperti da un tappeto, questi no siano a disegni, ma di un solo colore, preferibilmente chiaro e non scuro. Allo stesso modo è fondamentale avere una buona illuminazione lungo tutta l’estensione della scala, dalla base alla sommità.

 

Conclusioni

Le persone con bassa visione hanno un residuo visivo che può essere potenziato con l’utilizzo appropriato dell’illuminazione, del colore e del contrasto nella loro abitazione.
Per quanto riguarda i vantaggi delle diverse soluzioni di illuminazione nella visione da vicino è molto più utile sperimentarli direttamente che commentarli.
Di solito i consigli elencati riguardo al cambiamento di alcuni particolari decorativi, di arredamento, della cucina, degli utensili di uso quotidiano, ecc., sono molto ben accetti sia da parte dei diretti interessati sia da parte dei loro familiari o conviventi.

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Ipovisione, è proprio vero che non c’è più nulla da fare? https://www.ipovisione-riabilitazione.com/ipovisione-e-proprio-vero-che-non-ce-piu-nulla-da-fare/ https://www.ipovisione-riabilitazione.com/ipovisione-e-proprio-vero-che-non-ce-piu-nulla-da-fare/#comments Wed, 05 Jun 2013 10:06:18 +0000 admin https://www.ipovisione-riabilitazione.com/?p=9915 Continue reading ]]> Non è vero! L’ipovisione è un settore relativamente nuovo dell’oculistica, che si occupa di ridare capacità visiva a persone che non riescono a trovare una soluzione ai loro problemi visivi.
Non c’è molta informazione su tale argomento. Lo specialista che segue abitualmente il paziente divenuto ipovedente non ha spesso una conoscenza approfondita del problema, teme di dover dedicare all’ipovedente troppo tempo, vive la condizione di ipovedenza del paziente con una sorta di fatalità irreversibile.
Pochi sanno che invece un paziente ipovedente può migliorare la sua capacità visiva nel 70% dei casi, che esistono dei programmi sofisticati e articolati che permettono di conseguire questi risultati.

Quando devo ricorrere alla riabilitazione visiva?

Se esistono delle difficoltà visive non eliminabili con le cure o con gli occhiali convenzionali è già arrivato il momento più opportuno per iniziare la riabilitazione visiva.
Aspettare significa solo convivere per più tempo con tali difficoltà. La mancanza di stimoli visivi , dopo alcuni anni, potrebbe essere sfavorevole per il nostro cervello, favorendo depressioni, frustrazioni e, in alcuni casi, processi atrofici a carico del sistema nervoso
Questo può essere naturalmente evitato!

La riabilitazione visiva

Si divide essenzialmente in due parti: la diagnosi e la riabilitazione vera e propria.

Il paziente ipovedente normalmente è già a conoscenza del suo problema, sia perchè si accorge delle sue difficoltà visive, sia perchè l’oculista che lo ha seguito fino a questo momento gli ha già detto il motivo di queste sue difficoltà.
Pochi di tali pazienti sono però informati sul fatto che esiste ancora una capacità visiva residua che, usata correttamente, può dare dei risultati interessanti.
La diagnosi ci permette di capire la malattia che ha danneggiato la nostra vista, quello che ci ha lasciato, se non corriamo altri rischi, che risultati si possono raggiungere e come ottenerli.
Fondamentale a questo fine è il campo visivo, che può essere eseguito sia manualmente, che con tecniche computerizzate e microperimetriche.. Meglio l’utilizzo di più tecniche per arrivare a comprendere esattamente l’entità del danno responsabile dello stato di ipovisione.
Importante è la fluorangiografia retinica e la tomografia ottica a coerenza che vengono utilizzate essenzialmente nell’adulto dove le cause di ipovisione sono legate a problemi di retina: oltre a documentare la malattia responsabile ne evidenzia la prognosi e dunque permette di concretizzare il programma riabilitativo.
Utilissima la mappa visiva virtuale ottenuta con un software chiamato Virtual IPO@: si tratta di una tecnica diagnostica recentissima che permette di simulare le condizioni visive del paziente e di ricercare il modo migliore per potenziare il residuo visivo; il tempo dedicato alle prove dei sistemi per ipovedenti si riduce da alcune ore a pochi minuti, con grande vantaggio per il paziente. Inoltre ci dà delle indicazioni preziosissime sulle dinamiche della lettura, sulle modalità di esercizio da parte del paziente, sulle luci da utilizzare nel corso della lettura, consentendo di personalizzare la riabilitazione visiva vera e propria.
In alcuni casi può essere richiesta un’analisi elettrofisiologica della retina e del nervo ottico per perfezionare la nostra diagnosi.
La riabilitazione vera e propria si articola in una serie di visite in cui potenziamo il vostro residuo visivo e insegniamo a utilizzarlo per affrontare le vostre esigenze più sentite: la lettura, la scrittura, il lavoro a distanza ravvicinata, la visione della TV, ecc.
Vengono utilizzati a tal fine degli appositi sistemi ottici o elettronici: con il loro utilizzo cambia la normale distanza di lavoro, le proporzioni delle cose viste, il campo di lettura offerto, spesso non abbiamo più una visione binoculare.
Si utilizzano quindi degli opportuni esercizi, che le tecniche di simulazione virtuale hanno consentito di adeguare al singolo individuo.
In tali visite viene valutata la capacità di lettura, vengono insegnate le tecniche per utilizzare un testo comune come un quotidiano o un libro nonostante l’handicap visivo, viene insegnato quale sia il modo migliore per scrivere o per coordinare il movimento delle mani rispetto a quello che si vede.
Il paziente impara gradualmente a utilizzare ancora la sua potenziale capacità visiva. Qualunque sistema si renda necessario questo verrà prescritto solo se ritenuto veramente utile per il paziente.
Esiste la possibilità di utilizzare un protocollo di lavoro collaudato ed efficace in circa il 80% dei casi.

Cosa mi può essere dato in aiuto?

Esistono in genere due tipi di aiuto: quelli che ingrandiscono le immagini e quelli che migliorano la qualità delle immagini
Tra i primi vanno ricordati certi occhiali detti ipercorrettivi, i sistemi telescopici, i videoingranditori elettronici
Tra i secondi i filtri selettivi, l’impianto chirurgico di cristallini artificiali di particolare potere, la fotostimolazione neurale, la biostimolazione. l’impianto di lipociti subsclerali, la terapia fotodinamica.
E’ importante che sappiate che tutto questo esiste da alcuni anni, e di provata efficacia e possono essere prescritti in appositi Centri Specializzati.

Mi hanno detto che non c’è più nulla da fare, perchè dunque l’impianto chirurgico di lenti intraoculari?

In genere è vero che un paziente con un problema di ipovisione non lo risolve con un intervento chirurgico. Tuttavia abbiamo dimostrato come in casi particolari (miopie degenerative, atrofie ottiche o degenerazioni maculari, nistagmo), possa essere utile la sostituzione del cristallino naturale con uno di potere diottrico diverso in modo da utilizzare successivamente alla riabilitazione il sistema più semplice e che garantisca a parità di ingrandimento un maggior campo visivo.
Recentemente si stanno dimostrando particolarmente interessanti le lenti difrattive che migliorano la capacità di visione per vicino rendendo possibile, in casi selezionati, la riabilitazione visiva con sistemi ancora più leggeri, con distanze di lavoro più comode e con un estetica maggiore. La binocularità è spesso possibile. Ciò consente un miglioramento della qualità della vità. Tale tipo di chirurgia va praticato sempre con la tecnica di facoemulsificazione e da mani esperte.
E’ sempre necessaria un’approfondita valutazione oftalmologica preventiva, che comprenda un esame del campo visivo e una mappa visiva virtuale. La scelta del cristallino ottenuta dopo analisi virtuale del paziente può contribuire a cambiare radicalmente la qualità della lettura in un paziente ipovedente.

Cos’è la fotostimolazione neurale?

E’ un trattamento in cui il paziente è sottoposto a delle stimolazioni della retina e del nervo ottico. La reiterazione degli stimoli, che hanno delle frequenze particolari, determina una maggiore facilità nella trasmissione degli stessi, migliorando la percezione dei segnali nella totalità dei casi. Abbiamo dimostrato che l’associazione della fotostimolazione neurale alla riabilitazione visiva comporta un incremento della velocità e del coefficiente di lettura di oltre il 40%. Il trattamento è innocuo e può essere ripetuto non appena si registri una riduzione delle capacità visive o ad intervalli programmati.
Fin dai primi anni 90 abbiamo impiegato l’IBIS (Improved Biofeedback Integrated System), che lavora prevalentemente sull’area centrale della retina, o il Retimax, che oltre a stimolare l’intera retina, permette di registrarne obiettivamente gli effetti attraverso la contemporanea misura dei potenziali visivi evocati.
Nel 2004 nell’ambito di una serie di ricerche compiuto presso il nostro Centro abbiamo scoperto che la fissazione mostrata dalla microperimetria è direttamente proporzionale al visus e di conseguenza abbiamo potuto migliorare le tecniche di stimolazione usando il biofeedback sonoro offerto dal microperimetro che comporta un miglioramento della stabilità stessa delle fissazioni, migliorando visus per lontano e per vicino, velocità di lettura, potenziali visivi evocati.
Dal 2007 si parla di fotostimolazioni customizzate perché ogni paziente possiede una propria area preferenziale ideale per ripristinare le performance di lettura.
In genere è opportuno ripetere dei minicicli di stimolazione ogni 4-6 mesi a seconda del caso perché i risultati conseguiti, anche se molto efficaci, non durano oltre i 6 mesi.
Nel 2011 abbiamo iniziato una sperimentazione con un’altra tecnica di training, che sfrutta Internet, in modo da poter effettuare i cicli da casa propria venendo in studio solo per i controlli del caso.
I pazienti che seguono tali training leggono meglio, più velocemente e caratteri più piccoli.

Cos’è la biostimolazione?

E’ un trattamento dolce senza impiego di farmaci. Vitamine, minerali e aminoacidi a dosi adeguate vengono utilizzati da pochi anni per migliorare la conduzione degli stimoli visivi dall’occhio al cervello e la ricezione degli stimoli a livello recettoriale.
Il paziente migliora la propria visione, vede meglio i dettagli, spesso la macchia che lo infastidiva gli appare più piccola. Il trattamento è assolutamente innocuo, necessita di alcune settimane perchè cominci a dare i suoi frutti, e non è necessario assumere li integratori quotidianamente ma solo una decina di giorni per mese.
Nel 90% dei casi abbiamo avuto miglioramenti del campo visivo, nel 60% del residuo visivo per vicino e nel 30% del residuo visivo per lontano.

Cos’è l’impianto di lipociti subsclerali?

Si tratta di una tecnica chirurgica che consente, attraverso il posizionamento tra la sclera e la retina di cellule di grasso, di irrorare la retina con i fattori di crescita che tali cellule producono. Questo meccanismo, ampiamente studiato in patologie estreme come le eredodistrofie, tende ad arrestare l’evoluzione di dette malattie, bloccando il decadimento programmato delle cellule retiniche. In un 20% di casi si dimostra inefficace. Nell’80% invece blocca o migliora le condizioni funzionali, rilevate con la valutazione del visus, con un bilancio microcampimetrico ed un elettroretinogramma.
L’intervento viene eseguito in anestesia topica, con gocce di collirio sull’occhio e dura una ventina di minuti.
Dal 2012 la tecnica è stata modificata, inserendo anche cellule staminali, per consentire una più prolungata sopravvivenza del peduncolo adiposo, e dunque una irrorazione di fattori di crescita subretinica attraverso il tessuto vascolare coroideale.
In tal modo l’intervento raggiunge un efficacia maggiore e più prolungata nel tempo.
Tale efficacia viene successivamente mantenuta da infiltrazioni periodiche con fattori di crescita autologhi.

La terapia fotodinamica

Dal 2000 possiamo disporre di questa particolare terapia che blocca l’evoluzione delle complicanze neovascolari nelle malattie degenerative della retina. L’evoluzione naturale di tali complicanze porta ad un crollo della capacità visiva dell’occhio. Una diagnosi precoce ed un trattamento tempestivo (l’ideale è entro le 2-3 settimane dall’inizio dei sintomi), possono contenere radicalmente il danno consentendo il massimo recupero da una riabilitazione visiva che va quasi sempre programmata a stabilizzazione avvenuta. Il trattamento consiste nell’infondere un farmaco lentamente, in concentrazione opportuna, e attivarlo dopo che questo si è localizzato nella lesione sulla retina con un laser freddo. In tal modo la lesione viene trattata senza particolare danno per la retina. Oggi viene usata in modo più mirato quando i trattamenti anti VeGF risultano meno efficaci.

I trattamenti intravitreali

Sono ormai di routine i farmaci detti Anti VeGF (Vessel Endotelium Ground Factor) che bloccano l’azione dei fattori di crescita dei neovasi associandosi ad una azione antiinfiammatoria e antiedemigena.
Gli esami tomografici e microperimetrici presentano anche a distanza di mesi dei risultati sorprendenti. Nei prossimi anni sarà disponibile una categoria di farmaci che agisce inibendo direttamente la sintesi dei fattori di crescita dei neovasi (principale motivo di scompenso nelle maculopatie legate all’età). In tal modo sarà possibile prevenire i danni più profondi e semplificare la riabilitazione visiva successiva.

I fattori di crescita

Presso il nostro Centro abbiamo sviluppato una tecnologia che ci consente di rinnovare l’efficacia antiapoptotica (cioè che rallenta l’atrofizzazione cellulare nell’ambito di alcune malattie gravi della retina come le maculopatie secche e del nervo ottico come le atrofie ottiche) basata sull’innesto di fattori di crescita autologhi. Tale trattamento non richiede che pochi minuti e permette di fornire periodicamente la retina di fattori di crescita atti a sostenere la vitalità delle cellule retiniche nel tempo.

Devo ricoverarmi per essere riabilitato?

Non è mai necessario. La riabilitazione visiva superata la fase diagnostica, si articola nell’arco di 4/7 sedute ambulatoriali secondo il caso con una frequenza di un paio di incontri alla settimana.
La fotostimolazione viene sempre associata alla riabilitazione visiva con circa dieci sedute, che vengono ripetute con cicli di 5 sedut circa due-tre volte l’anno.
I controlli successivi sono condizionati dalla patologia responsabile della condizione di ipovedenza. In genere i controlli sono un paio di volte l’anno alla fine dei mini cicli di foto stimolazione cutomizzata.
Se esistono dei cambiamenti importanti, per un miglioramento del residuo visivo o per un eventuale peggioramento della patologia oculare invalidante, è possibile ripetere la riabilitazione visiva per ottenere un sistema diverso che mantenga egualmente la capacità di lettura.

E’ pericoloso sottoporsi a riabilitazione visiva?

Mai! Al contrario può esserlo non farlo! La diagnosi effettuata per un processo riabilitativo è particolarmente approfondita, a volte si scoprono possibilità terapeutiche inaspettate, e nel 70% dei casi il paziente si sente soddisfatto per il risultato conseguito a tre mesi dalla riabilitazione. La vista non va mai considerata come un bicchiere mezzo pieno d’acqua per cui è meglio non bere per non consumare. La vista è un processo sensoriale che va utilizzato anche soltanto per stimolarlo e per stimolare le aree cerebrali che comunicano con gli occhi. Non utilizzare la vista può portare anche a dei processi atrofici a carico della corteccia cerebrale che una volta instaurati sono realmente irreversibili.

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Cos’è l’Ipovisione? https://www.ipovisione-riabilitazione.com/ipovisione-e-riabilitazione-visiva/ https://www.ipovisione-riabilitazione.com/ipovisione-e-riabilitazione-visiva/#comments Wed, 05 Jun 2013 09:44:43 +0000 admin https://www.ipovisione-riabilitazione.com/?p=9910 Continue reading ]]> “Faccio fatica a leggere con i soliti occhiali!”, “Non vedo più il volto delle persone!”, “Non riesco in nessun modo a leggere il giornale!”, “Vedo solo le cose alla mia destra!”, “Non mi accorgo delle macchine che arrivano!”, “Da un pò di tempo vedo le immagini storte!”, “Mi da molto fastidio la luce!”
E’ così che pressapoco esordisce un paziente ipovedente.
Ipovisione: pochi conoscono il significato di questa parola. Può esistere dalla nascita ma molto più spesso nella terza età, privando l’individuo della autonomia visiva necessaria a svolgere anche normali occupazioni quotidiane, come leggere, scrivere, cucinare, cucire, studiare, ecc.
Questa prima parte del vostro libretto vi spiegherà quello che chiunque deve sapere sull’ipovisione e sulle attuali tecniche riabilitative pensate per correggerla.
Noi saremo ben lieti di rispondere a tutte le vostre domande e vi daremo delle spiegazioni semplici, in modo che voi possiate vivere serenamente e con tranquillità d’animo i giorni a venire.

Cos’è l’ipovisione? Come si manifesta e cosa la provoca?

Per una buona visione occorre che l’occhio sia sano, che le fibre del nervo ottico conducano in maniera ottimale le immagini al cervello e che quest’ultimo sia in grado di comprenderle al meglio.

L’ipovisione è quella condizione per cui una persona, a causa di patologie a carico dell’occhio o del cervello non riesce ad utilizzare i normali occhiali per poter vedere.
Le malattie che più spesso determinano questa condizione sono le degenerazioni maculari, le malattie del nervo ottico, le distrofie ereditarie, certe malformazioni congenite, il diabete, problemi di circolazione cerebrale; anche la cataratta quando non viene operata.
Spesso un paziente ha già consultato diversi specialisti, e forse si è sentito dire che non c’è più nulla da fare.

Ecco qui riportato uno schema semplificato per mostrarvi l’anatomia del sistema occhio-cervello in modo che voi possiate rendervi conto di come avvenga il funzionamento della visione e cosa possa alterarla.

Anatomia occhio-cervello

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